10 December 2012

Il Vintage al Museo del Tessuto di Prato. Nascita e storia di un fenomeno.

Until 30 May 2013 the Textile Museum of Prato hosts "Vintage. L'irresistibile fascino del vissuto" an exhibition that explains the spreading and the evolution of second-hand clothing in costume history since Middle Age to nowadays.

Fino al 30 Maggio 2013 il Museo del Tessuto di Prato ospita "Vintage. L'irresistibile fascino del vissuto" la mostra che racconta come la pratica dell'utilizzo di abiti e stoffe di seconda mano si sia diffusa ed evoluta nei secoli fino a diventare vera e propria tendenza dei giorni nostri.
On December 7th I attended the press preview of the exhibition and thanks to the curator Daniela Degl'Innocenti I took a long route through the "re-use of clothes and textiles" practice.
The exhibition begins with a small and unusual object from the Florentine area, the funeral pillow of Bishop Antonio Bellincio degli Agli made as a patchwork of wool and silk pieces from the first half of the fifteenth century. It shows how every little piece of fabric was considered important, especially if we think that already in the Middle Age the second-hand clothing market was regulated by the Rigattieri (second-hand dealer) corporation and used-clothes could reach inestimable values, due to the fabrics and the tailoring. Even noble families were used to give precious clothes legacies to religious corporations so they can reuse them to make new religious vestments or even clothes for sacred images/statues as the exhibited one.

Venerdì 7 Dicembre ho avuto il privilegio di visitare la mostra in anteprima e grazie alla curatrice Daniela Degl'Innocenti ho intrapreso un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso il concetto del "riuso" di abiti e tessuti.
La mostra si apre con un piccolo oggetto, decisamente insolito, proveniente dall'area fiorentina, il cuscino funebre del vescovo Antonio di Bellincio degli Agli. Manufatto risalente alla prima metà del Quattrocento realizzato con un patchwork di tasselli di lana e seta, testimonianza di come non venisse sprecato niente di un bene che richiedeva giorni e giorni di lavorazione. Basti pensare che già nel Medioevo il mercato dell'abbigliamento usato era un'attività regolamentata dall'Arte dei Rigattieri e che gli abiti dismessi potevano raggiungere valori inestimabili a causa delle lavorazioni dei tessuti e della confezione. Non erano rari i casi di lasciti di abiti da parte di nobildonne ad enti religiosi, che li smembravano per realizzare paramenti o addirittura le vesti di immagini sacre.
Mostra Vintage Prato - Cuscino funebre del vescovo Antonio di Bellincio degli AgliMostra Vintage Prato - statua XVIII secolo, tessuto XVIII sec e XVI sec - Alessandro Moggi Photographer

The re-using clothes practice survives to the fashion dictates and on display there are some examples of how, already in the nineteenth century, there was a tendency to be inspired by the style of the previous centuries reshaping inherited garments according to the new silhouettes. Looking at those gold brocades from the eighteenth century re-modeled as a crinoline evening dress of the nineteenth century, it is natural to wonder if nowadays (in crisis period), we are so far from those "patching-up times", especially if we consider the spreading of cobblers and seamstresses in our city centres.

La pratica del riuso sopravvive ai dettami della moda ed in mostra non mancano esempi di come nell'Ottocento esistesse già la tendenza di ispirarsi allo stile dei secoli precedenti rimodellando gli abiti dismessi o ereditati. Ammirando i broccatelli dorati Settecenteschi riutilizzati per ornare abiti da sera con ampie crinoline, viene spontaneo chiedersi se oggi, in tempo di crisi, siamo davvero così lontani dalle epoche di rattoppi e rammendi, soprattutto considerando il progressivo numero di calzolai e sartine che stanno riappropriandosi delle piccole botteghe dei centro città.
Mostra Vintage Prato - dresses XIX century
On the upper floor, we enter the core of the exhibition with a quote taken from Maledetti Toscani by Curzio Malaparte, investigating the relationship between the practice of reuse and the history of Prato.
"In Prato ends the all history of Italy and Europe: all in Prato, in rags."
Since the introduction of the macchina stracciatrice (mid nineteenth century) which was used to obtain regenerated wool from rags, the Tuscan city has become the worldwide collection center of used clothing and in the post-world-war II, the recovery of raw material allowed the survival of Prato textile district.
On display there are huge packages of used clothing full of "vintage treasures" carefully selected by emblematic figures such as Giovanni Masi, the pioneer of the Italian second hand market, who opened his collecting center in the 50s, still visited nowadays by scholars, stylist, costume and fashion designers for their researches.

Al piano superiore, una frase di Curzio Malaparte tratta da Maledetti Toscani ci accoglie nel vivo della mostra, indagando sul rapporto tra la pratica del riuso e la storia della città di Prato.
"Tutta a Prato va a finire la storia d'Italia e d'Europa: tutta a Prato, in stracci".
La città toscana infatti diventa il centro di raccolta mondiale di abiti usati partendo dall'introduzione della macchina stracciatrice (metà Ottocento) che permette di ottenere lana rigenerata dagli stracci, sino ed oltre il dopoguerra, quando la cernita ed il recupero della materia prima consentono la lenta ripresa dell'industria tessile pratese. In mostra vi sono alcuni voluminosi colli di abiti usati, pronti per essere sottoposti alla cernita e nei quali spesso si trovano "tesori vintage" selezionati con cura da figure emblematiche come Giovanni Masi, pioniere italiano del vintage che aprì il suo centro di raccolta/cernita negli anni 50 e nel quale oggi giungono studiosi, stylist, costumisti e creativi da tutti gli uffici stile del mondo per fare ricerca.
Mostra Vintage Prato - Maledetti Toscani Curzio Malaparte
Mostra Vintage Prato - set - Alessandro Moggi Photographer
Mostra Vintage Prato - curator
Giovanni Masi was one of the first who understood the social importance of the second-hand phenomenon since when, in the late 60s, his stores in Vergaio (just outside Prato) were overrun by young students who bought used clothing as a sign of protest to the conformism of bourgeoisie. 
The phenomenon exploded in the 70s and the mannequins on display testify the fashion themes derived from this new "street style": ethnic and gypsy, with leather garments, sheepskin jackets, embroidered traditional costumes or printed fabrics from Africa; military style with mandarin collar jackets, parkas and military uniforms. Even high fashion designers reread these new stylistic themes, creating a new taste, close to the younger customers and giving rise to one of the most eclectic period the twentieth century.

Giovanni Masi fu uno dei primi in Italia, se non il primo, ad intuire l'importanza sociale del fenomeno del second-hand quando verso la fine degli anni 60 i suoi magazzini di Vergaio, appena fuori Prato, furono invasi dai giovani contestatori decisi e consapevoli di acquistare capi usati in segno di protesta nei confronti del conformismo della società borghese. Il fenomeno vintage esplose definitivamente negli anni 70 ed i manichini in esposizione testimoniano i filoni tematici che derivarono da questo nuovo "stile della strada": l'avanzata del gusto etnico e gipsy, con capi in pelle, montoni ricamati, costumi tipici delle tradizioni dell'Est o con stampe e tessuti provenienti dall'Africa; o lo stile militare con le giacche alla coreana, gli eskimo, i parka o le divise militari civili come quelle indossate dai Beatles.
Anche l'Alta moda si vivacizza e couturier innovativi come Yves Saint Laurent rileggono i nuovi spunti stilistici creando capi più vicini al pubblico giovane, dando origine ad uno dei periodi più eclettici della storia del costume del XX secolo.
Mostra Vintage Prato - 70s fashion - Alessandro Moggi Photographer
Mostra Vintage Prato - 70s fashion - ethnic and gipsy styleMostra Vintage Prato - parka military style - Alessandro Moggi Photographer
The Nineties transformed vintage market into a mass phenomenon and no one could escape from the charm of "used patina" also developing industrial processes which reproduce the effects of the natural decay of garments.
Among the pieces on display in this section we can see an interesting group of creations by Martin Margiela obtained by the disassembly and reassembly of vintage clothes or objects such as the necklace made of Ray Ban lenses, a top-tank made of the black leather gloves or a jacket made of the outer lining of the dressmaker's dummies.

Gli anni Novanta trasformano il vintage in fenomeno di massa e che si tratti di jeans o di abiti da sera, nessuno sfugge al fascino della "patina del vissuto" riportando in auge capi e accessori dei più prestigiosi atelier o contribuendo allo sviluppo di processi industriali con cui riprodurre gli effetti generati dal naturale degrado dei capi.
Tra i pezzi in mostra in questa sezione, un interessante nucleo di creazioni Martin Margiela sospese a mezz'aria, ottenute dall'assemblaggio, decostruzione e ricomposizione di abiti vintage o oggetti come la collana fatta di lenti di occhiali Ray Ban, il top di guanti neri o la giacca realizzata con la tela della fodera esterna dei manichini da sarta.
Mostra Vintage Prato - Maison Martin Margiela
Mostra Vintage Prato - Maison Martin Margiela
Mostra Vintage Prato - Maison Martin Margiela
Mostra Vintage Prato - Maison Martin Margiela
Mostra Vintage Prato - Issey Miyake Mostra Vintage Prato - Issey Miyake Mostra Vintage Prato - Roberta di CamerinoMostra Vintage Prato - Haute Couture
Mostra Vintage Prato - Haute Couture - Mugler, Valentino
Mostra Vintage Prato - Haute Couture
Mostra Vintage Prato - Commes des Garçons - wool cabanMostra Vintage Prato - Commes des Garçons detail
Another recent trend among high fashion brands is the re-edition of archival items that have marked the style of an era. It 's the emblematic case of the commercial success of Frida Giannini for Gucci, who year after year has reinterpreted iconic pieces such as the Jackie O bag, Bamboo Bag and fantasies of the Flora scarf or the latest Stirrup bag.
Among the other items on display there are: a series of Emilio Pucci dresses from the 60s replicated in a miniature limited edition collection of 2009; the Chanel 2.55 bag in its first original version and the current one; the Hermés Kelly bag in classic orange leather or the latest version with hemp; and finally Salvatore Ferragamo shoes, re-edited for a special line made of archive models.

Un'altra tendenza recentissima e comune a molte maison storiche, è invece quella di rieditare o riproporre capi e accessori d'archivio che hanno segnato lo stile di un'epoca. E' il caso emblematico del successo commerciale di Frida Giannini che anno dopo anno per Gucci ha reinterpretato modelli iconici come la borsa Jackie O, la Bamboo Bag, le fantasie del foulard Flora o l'ultima arrivata dagli anni 70, la Stirrup bag. Tra gli altri esemplari esposti, una serie di abiti Emilio Pucci anni 60 replicati in miniature limited edition da collezione del 2009; la borsa matelassé 2.55 di Chanel nella prima versione originale ed in quella attuale; la borsa Kelly di Hermés in pelle arancione classica o nella più recente versione in canapa; i cappotti ed i tailleur anni 60 di Max Mara, ed infine le scarpe di Salvatore Ferragamo, rieditate nella linea Ferragamo's creation che ripropone modelli d'archivio e nuovi oggetti a loro ispirati.
Mostra Vintage Prato - Emilio Pucci re-edition
Emilio Pucci, 60s dresses, mignon re-edition 2009
Mostra Vintage Prato - Salvatore Ferragamo re-edition
Salvatore Ferragamo re-edition
Mostra Vintage Prato - Gucci Flora scarf e Bamboo bag - Alessandro Moggi Photographer
Gucci Flora scarf and Bamboo bag - Alessandro Moggi Photographer
The exhibition ends with a great corner dedicated to A.N.G.E.L.O. temporary shop. The store/archive born by the idea of Angelo Caroli, a worldwide reference in the vintage clothing field who showed us the most important pieces for sale as the iconic furs by Yves Saint Laurent or the very rare knitted garments studded with sequins by Romeo Gigli, as well as evening gowns, tuxedos and suits of every conceivable brand. He told us he began his activity by rummaging in the warehouse of Giovanni Masi looking for special items and soon he turned his passion into work, giving rise to an endless store/archive. The clothes (about 300,000) divided by epoch and themes, are daily selected and studied by worldwide fashion experts and designers who will carry on the fashion cycle.

La mostra si conclude con un grande spazio dedicato al temporary shop di A.N.G.E.L.O., il negozio/archivio nato da un'idea di Angelo Caroli, personaggio emblematico della ricerca vintage in Italia e all'estero che con il suo inconfondibile accento romagnolo ci ha mostrato alcuni pezzi in vendita come le iconiche pellicce anni 70 di Yves Saint Laurent, i rarissimi capi in maglieria tempestati di paillettes di Romeo Gigli, oltre ad abiti da sera, tuxedo e completi di ogni marchio pensabile.
Ascoltando la sua storia scopro che anche lui ha iniziato rovistando nei magazzini di Giovanni Masi alla ricerca di capi particolari finché la sua passione si è trasformata in lavoro, che lo ha portato in giro per il mondo dando vita ad uno sterminato archivio che però si rifiuta di considerare statico come un museo. I circa 300.000 abiti suddivisi in epoche e filoni tematici, vengono infatti quotidianamente visionati, toccati, ammirati da esperti del settore ed uffici stile per trarne ispirazione e continuare l'eterno ciclo della moda.
Mostra Vintage Prato - A.N.G.E.L.O. vintage temporary shop
Mostra Vintage Prato - Angelo Caroli Mostra Vintage Prato - Angelo Caroli

Alessandro Masetti - The Fashion Commentator


Special thanks to:  Maddalena Torricelli press office
Credits: photos 3,6,8,10,25 - Alessandro Moggi Photographer